Giacomo Antonio Perti
Giacomo Antonio Perti, compositore italiano (Bologna, 6 giugno 1661-ivi, 10 aprile 1756), nacque da famiglia benestante originaria di Crevalcore.
Allievo dapprima dello zio Lorenzo e dell’organista R.Laurenti, studiò contrappunto con P.Franceschini.
Un suo mottetto e un Magnificat a 8 voci furono già eseguiti nel 1678. Nel 1679 mise in musica il suo primo oratorio e il terzo atto del melodramma Atide. Nel 1680, a soli 19 anni, compose e fece eseguire nella chiesa di San Sigismondo una messa concertata con 2 trombe.
Nel 1681 fu aggregato all’Accademia Filarmonica di Bologna in qualità di compositore e verso la fine dello stesso anno si recò a Parma per perfezionarsi nel contrappunto sotto la guida di G. Corso detto il Celano, che gli trasmise l’esperienza della prestigiosa scuola romana. Nel 1683 iniziò col Marzio Coriolano rappresentato a Venezia una lunga e brillante carriera di operista. L’anno 1687 fu per la prima volta “principe” dell’Accademia Filarmonica ( ricoprì questa carica anche nel 1693,1697, 1705,1719). Nel 1689, probabilmente per l’opposizione di Colonna contro il quale si era schierato a favore di Corelli durante la famosa “battaglia delle quinte”, gli fu negato il posto di vice-maestro di cappella a S.Petronio, ma l’anno successivo ottenne la direzione della cappella della Metropolitana di S.Pietro, subentrando allo zio Lorenzo. Soltanto qualche tempo dopo la morte di Colonna, nell’agosto 1696, Perti divenne maestro di cappella della massima basilica bolognese, posto che conservò fino alla morte senza mai allontanarsi dalla città natale salvo che per brevi viaggi a Firenze in diverse epoche, a Roma(1703 e 1747), a Napoli (1703). Dal 1706 al 1750 fu anche maestro di cappella dei PP. Filippini di S.Maria di Galliera.
Nonostante l’esiguità della sua produzione a stampa, Perti raggiunse fama ed estimazione assai vaste. La celebre Accademia Filarmonica lo nominò nel 1719 “diffinitore perpetuo” ed onori gli furono tributati da papi, principi, imperatori, aristocratici. Suoi allievi , tra i nomi più illustri della scuola bolognese a cavallo tra XVII e XVIII secolo: G. Torelli, D. Gabrielli, F.A. Pistocchi, G.A.V.Aldrovandini, P.P.Laurenti, G.B.Martini, F.Manfredini.
E’ da imputare probabilmente al suo mancato impegno nel campo delle forme strumentali pure, sulle quali a partire dall’Ottocento si è concetrata l’attenzione della musicologia di matrice evoluzionistica, il disinteresse per una sistematica valutazione biografico-critica per la quale mancano ancora troppi elementi documentari, nonostante l’estrema vastità del materiale disponibile.
Di lui dice il suo più famoso allievo, G.B.Martini:”era di tal finezza di gusto e talmente inclinato alla chiarezza, che non soffriva nelle sue composizioni alcun passo che fosse sforzato e non fosse naturale” ed anche “ nella sua età avanzata nulladimeno egli era disposto a comporre in uno stile non solo artificioso, ma vivace e grazioso e seppe, secondo le circostanze, uniformarsi moderatamente al buon gusto de’ nostri giorni”. Compose numerosissime opere teatrali, oratori , circa 130 cantate con strumenti e continuo, 28 messe, 30 salmi, numerosi mottetti, 27 sinfonie di introduzione a messe e oratori, oltre a vari musiche per le singole parti cantate della messa.